Ricordo bene quel momento, molto più di altri. Era da poco ricominciata la scuola e quel compagno di classe, quello che non seguiva le mode del momento, con la sua camiciola a quadri, mi passa una cassetta, di un gruppo inglese. Avevo 13 anni e fin da piccolo ascoltavo già Queen e Beatles, ma questa era una roba diversa. Nuova, piena di rabbia, che veniva dal basso.
Ecco, due sere fa quando sono andato al cinema a vedere il docufilm Oasis – Don’t Look Back in Anger, questo è uno dei primi pensieri che mi è venuto alla mente. Grazie Marco, ovunque tu sia ora. Non mi interessa troppo raccontarvi di quelle due ore al cinema, ma di quello che gli Oasis sono stati per me e per una (o più) generazioni. E se durante la visione mi sono commosso più volte è proprio per quel senso di appartenenza, quel viaggio nel tempo dal primo ascolto nel 1994, dal primo concerto nel 2002 e tutti gli altri che ne sono seguiti. Tutte le persone che ho conosciuto e con cui ho legato per la musica. E quella notte, nel 2009, quando ero con Fabio e abbiamo appreso la notizia dello scioglimento.
Poi si torna al presente, all’anno scorso, la Reunion, la delusione per non essere riusciti a beccare i biglietti. Non nascondo neanche la rabbia di vedere andarci gente che fino a ieri neanche sapeva chi fossero, ma non faccio in tempo a pensarci perché arriva l’annuncio, lunedì, tra due giorni, usciranno le date del tour 2027. E noi, faremo di tutto per esserci.