Colle dell’Agnello, Col d’Izoard, Colle del Monginevro

Sono tutte e tre salite che ho affrontato più volte in bici da corsa ma ho sempre desiderato fare un giro ad anello che le includesse tutte e tre, solo per godermi l’alternarsi dei paesaggi montani tipici di questi posti. Sono partito più tardi del solito, la stanchezza della precedente giornata a lavoro si è fatta sentire. Ho impiegato un po’, con la MX5, per uscire dal traffico di Torino ma poi, superate le Langhe, tutto si calma. Sosta al lago di Pontechianale per approfittare della sua calma per staccare totalmente e poi via verso quella cima che in bici ho affrontato, soffrendo non poco, più di dieci anni fa. Con la piccola rossa mi godo il paesaggio e la temperatura fresca, fino agli ultimi stretti tornanti e all’iconico blocco di pietra del confine FRANCE | ITALIE e l’iconica scritta ALT. 2744 a indicare i metri sul livello del mare. Vento, tante moto, tante bici. Mi godo qualche minuto il paesaggio e proseguo, per la discesa verso Guillestre, una novità. Pensavo fosse più breve, invece il collegamento tra la cima dell’Agnello e lo svincolo per iniziare la salita al Col d’Izoard da Guillestre richiede un po’ di curve, discesa intervallata da qualche salitina. Tanti alberi, tanto verde, tante mucche. Scopro un pezzo di questa zona che non conoscevo, poi ritrovo l’imbocco di quello che almeno per me, in bici, è il lato meno bello per raggiungere l’iconica salita, tralasciando la Casse Deserte, preferisco di gran lunga i paesaggi dal lato di Briançon. In cima fa più caldo rispetto alla salita precedente, ma è solo un accenno di ciò che mi aspetta una volta tornato giù. Infatti raggiungo Briançon nel primo pomeriggio con il termometro segna 30°C tondi tondi, una bella botta per me che arrivo dai 18°C dell’Agnello, ai 24°C dell’Izoard, e infatti resto stupito dal vedere alcune persone che iniziano la salita in bici a quell’ora e con quella temperatura. Tempo di prendere un pain au chocolate, godermelo con in sfondo la fortezza e poi tirar su la cappottina e accendere l’aria condizionata che mi terrà compagnia per tutto il viaggio di ritorno. I tornanti del Monginevro scorrono via tranquilli, la Bardonecchia-Torino come al solito è un continuo intervallo di cantieri. Si conclude così un bellissimo giro che coincide anche con il primo anno di vita della piccola auto rossa di Hiroshima.