Prendi una domenica pomeriggio di Dicembre in cui in montagna non c’è neve ed in città c’è il sole e non fa freddo. Il solito Ema, le nostre bici fisse, una discesa non troppo lunga ma con una buona pendenza ed il risultato è garantito!
grazie a Francesca per le foto
Tratto direttamente dal blog di Ema

Ieri sono tornato a casa presto ma sono andato a dormire veramente tardi. Cercavo di fare ordine tra i pensieri, le emozioni e le immagini impresse nella mia testa dopo il concerto di Milano. Non è stato facile, per niente.
Con il solito Fabio ci ritroviamo otto giorni esatti dopo la trasferta per i Kasabian e partiamo presto da Torino per ovviare alle insidie che si incontrano ogni volta che si va a Milano in auto, la nebbia ed il traffico. Riusciamo addirittura a non sbagliare strada e troviamo parcheggio quasi davanti all’Alcatraz.
Siamo in estremo anticipo, mancano più di due ore all’apertura dei cancelli ma ci sono già molte persone in fila. Altri fans attendono al caldo in un bar lì vicino, in filo diffusione Familiar To Millions, Live Forever.
Ci sistemiamo anche questa volta in posizione rialzata, più comoda, senza folla. Il pubblico è davvero vario, ci sono molti giovanissimi, tantissimi miei coetanei nostalgici degli Oasis, alcuni impiegati e consulenti appena usciti dall’ufficio, qualche tamarro (quelli sono ovunque), gente con i capelli ormai bianchi, il solito gruppetto di inglesi ubriachi che barcollano e fanno amicizia con tutto il locale e anche qualche mod (uno di sicuro perché lo conosco
).
Salgono sul palco, Noel si presenta con una sobria camicia azzurrina ed il capello ordinato, un rapido saluto ed inizia subito con (It’s Good) To Be Free.
La scaletta sarà lievemente diversa da quella delle altre date, comprendendo per buona parte tracce degli Oasis ma anche, ovviamente, quelle del nuovo album ed anche una canzone inedita.
Cambia più volte chitarra, sia io che Fabio cantiamo quasi tutte le canzoni, a volte restiamo imbambolati per lo stupore e la gioia. Come affermerà il mio fedele ‘amico dei concerti’ le versioni acustiche di Wonderwall e Supersonic saranno ricordate come “i nove minuti più belli della mia vita”.
Noel ed i suoi High Flying Birds sono impeccabili, non posso far a meno di notare quanto Jeremy Stacey, ex batterista dei Lemon Trees, pesti sul pedale della grancassa, un’adorabile fabbro in sovrappeso!
Nelle pause Noel presenta i componenti del gruppo che lo accompagna in quest’avventura, che sono sicuro che tutti i fans degli Oasis, o per lo meno quelli più maturi, aspettavano da quel 27 agosto 2009 in cui lascio la band più grande che l’Inghilterra abbia mai prodotto dopo i Beatles (i più giovani ed i bimbiminchia si accontentino pure dei Beady Eye, il fottuto genio è Noel e basta).
Scherza con il pubblico su Balotelli e gli dedica Aka… What a Life. Poi risponde alle continue richieste di eseguire The Masterplan dicendo qualcosa tipo “conoscete iTunes? bene, potete acquistarla per 1€”, più tardi la farà poi cantare al pubblico, osservando soddisfatto.
Anche dal vivo If I Had a Gun, Aka… Broken Arrow e (Standed on) The Wrong Beach si confermano le mie tracce preferite del nuovo album, la canzone inedita invece ha toni più decisi, più rock.
Viene poi il momento di Talk Tonight e Half The World Away che suscitano in me un’emozione ed un entusiasmo tale che forse in vita mia ho provato solo nel lontano 2002, quando ascoltai per la prima volta gli Oasis dal vivo, a Roma (ero con la mia ‘sorellina’ ed aprirono gli Statuto, un concerto perfetto insomma!).
La quasi totalità del pubblico conosce i testi delle canzoni degli Oasis a memoria e canta con tutta la voce che ha, niente male anche per ciò che riguarda le nuove canzoni.
Dopo una breve pausa tornano sul palco per il finale, breve siparietto con ‘canzone a richiesta’ che inizia con un ‘ok volete The Masterplan’ ed invece parte con Little by Little, cantata con passione. Poi viene il momento di The Importance of Being Idle della quale poche ore prima stavo guardando il video in tv ed ora ce l’ho li davanti a me, sempre più incredulo. Di nuovo a chiedere al pubblico quale fosse la scelta per l’ultima canzone ‘The Masterplan o Don’t Look Back in Anger?’ accenna scherzosamente anche a ‘Live Forever’. Come c’era da aspettarsi sbirciando le scalette degli altri concerti del tour conclude con Don’t Look Back in Anger lasciando cantare parte dei ritornerlli al pubblico caldissimo dell’Alcatraz.
Come già scritto sopra, questo concerto era l’evento che aspettavo dal giorno dello scioglimento degli Oasis, e l’emozione ed i sentimenti che ho provato (e che sinceramente a distanza di più di dodici ore sto ancora provando) sono paragonabili forse solo a quel lontanissimo 2002.
I miei ringraziamenti vanno ovviamente a Marzia per la prontezza nell’averci procurato i biglietti. Ai miei compari Fabio, al mio fianco, e Daniel su Skype in diretta da Manchester. E anche e soprattutto a Guino per avermi prestato la sua fotocamera che si è rivelata ottima.
GRAZIE NOEL GALLAGHER, Thank you Fuckin’ Genius!
Mi scuso fin da ora con gli amici che leggono il blog se ho commesso qualche errore o se sono stato approssimativo su qualcosa ma non finirò mai di ripetere che è stato ed è tutt’ora veramente difficile trovare le parole giuste per descrivere cosa ho provato durante questo concerto.
Capita un sabato pomeriggio in cui non hai impegni e sei d’accordo con alcuni amici per fare un giretto in bici. Poi succede che da quattro restate in due, guarda caso io ed Ema. Il clima non è ancora proibitivo nonostante siamo quasi a Dicembre e quel semplice giretto diventa una pedalata fino a Chivasso. Non siamo troppo sicuri del percorso da seguire ed infatti sbagliamo strada finendo quasi in autostrada, ci vorrà qualche chilometro per ritrovare la statale.
Skid di rito appena avvistiamo il cartello che indica l’ingresso in città, un’occhiata al Duomo, una cochina ed un pacchetto di patatine e si riparte. Appena fuori dal centro abitato ci fermiamo su di un ponte e lo spettacolo del tramonto è incredibile! nessuno dei due pensava che avremmo assistito ad un tale scenario, quasi surreale.
Torniamo verso Torino con un cielo rosso violaceo, poi una strana foschia, sembra di pedalare nel mezzo del nulla.
In serata il responso dato dalla mappatura del percorso raggiungerà una quota prossima ai sessanta chilometri, ovviamente su biciclette a scatto fisso.
Alcatraz, Milano, 20 novembre 2011.
Lo aspettavamo da tempo e finalmente è arrivato. Nonostante la nebbia ed il traffico stupido di Milano arriviamo prima dell’apertura cancelli, non c’è tantissima gente, aumenterà esponenzialmente negli ultimi minuti prima dell’inizio.
Incontro finalmente il Rozza, la leggenda dei concerti e poi mi riposiziono con Fabio sulla balconata in un’inedita postazione arretrata, rispetto alla nostra abituale, tra le prima file.
Ad aprire il concerto ci sono i Chaos Surfari, band italiana che suona grunge punk, o qualcosa del genere.
Finita la loro esibizione arriva il solito vecchino che si occupa di sistemare le chitarre dei Kasabian ed è subito ovazione.
Si comincia con molta energia! Days Are Forgotten seguita da Shoot The Runner, Velociraptor, Underdog e Where Did All The Love Go! Dalla nostra posizione rialzata intravediamo il pogo nel quale solitamente siamo immersi. La situazione si tranquillizza con I.D., I Hear Voices e Take Aim per poi riscaldarsi nuovamente sulle prime note di Club Foot seguita da Re-Wired ed Empire, è di nuovo il delirio!!!
Seguono poi La Fee Vert e la riuscitissima Fast Fuse/Pulp Fiction, per lasciare spazio ad un momento di emozione unica con Goodbye Kiss. Torna l’energia e la potenza con la trascinante L.S.F. a seguito della quale il gruppo lascia il palco per qualche minuto.
Torna il vecchino ed un paio di altri tecnici e poi arriva il gran finale. Swithblade Smiles, Vlad The Impaler e soprattutto FIRE! In quel momento l’Alcatraz sembra crollare!
I ‘ragazzi’ hanno ancora una volta (per me era la quarta) dato una prova di grande energia e potenza, non si sono risparmiati in niente, come già detto più volte, sono il gruppo che più mi da soddisfazione dopo la fine degli Oasis.






