Il martedì sera a Sayulita è sinonimo di microfono abierto al Don Pato, così come per la mia prima sera trascorro anche la mia ultima sera in compagnia di alcuni dei miei nuovi amici, ascoltando le performance di improvvisati chitarristi, cantanti e percussionisti. Il mattino dopo sveglia verso le nove, un ultimo controllo al bagaglio e sono pronto. Con Ariel recuperiamo il deposito dalla signora Gloria, salutiamo lei e Nacho e ci avviamo, io verso la fermata dell’autobus che porta a Vallarta e lui in spiaggia. Salutato il mio coinquilino, gemello in differita, percorro gli ultimi metri fermandomi più volte a riguardare un po’ la familiare cittadina e sorrido, certo che si tratta di un arrivederci.

Un’ora dopo sono a Puerto Vallarta, purtroppo non ci sono autobus per Puerto Escondido, la robusta impiegata mi consiglia quindi prima di arrivare fino ad Acapulco e poi da li prendere la coincidenza. Tempo previsto diciotto ore, ce ne vorranno poi circa una ventina. Arrivato ad Acapulco ho tempo di fare colazione e un paio d’ore dopo si riparte per altre nove ore di autobus.

Puerto Escondido, Oaxaxa, Mexico

Arrivo in serata, un po’ intontito, l’unico modo di orientarsi è costituito da una mappa pubblicitaria posta all’uscita dalla stazione degli autobus grazie alla quale capisco di essere un po’ fuori dalla zona del centro e delle spiagge, Al ché mi affido per la prima volta, dopo oltre un mese e mezzo, ad un taxi essendo ormai troppo tardi per i trasporti pubblici ed abbastanza stanco per camminare senza meta.

Due parole con il giovane autista, trentacinque pesos e dopo una quindicina di minuti vengo condotto al Buena Onda, un misto tra un ostello e un camping.L’ambiente è carino, l’accoglienza buona ed il prezzo anche, decido di fermarmi, visto anche che erano ormai quasi le undici di sera. Sistemazione in camerata da quattro, piccoli ma puliti i letti a castello e fortunatamente dotati di zanzariera.

Il mattino dopo mi sveglio sul presto e, curioso di vedere un po’ dov’ero realmente capitato, esco dalla camera e mi ritrovo a circa trenta metri dalla spiaggia. L’ostello si trova infatti a Brisas de Zicatela, a sud est di playa Zicatela e di Puerto Escondido, in seguito mi accorgerò che si tratta proprio di una delle spiagge che mi aveva consigliato Pati qualche giorno prima a Sayulita.

Passo la giornata in giro ad informarmi un po’ sugli orari migliori e sulla mareggiata, oltre che a camminare per le stradine guardandomi un po’ in giro. Verso le cinque del pomeriggio, assisto al mio primo tramonto qui, mentre a Torino è già mezzanotte e quindi teoricamente ho trent’anni! Verso la mezzanotte locale ricevo poi gli auguri nelle lingue più svariate.

Metà mattinata, del mio primo giorno da trentenne, decido di camminare un po’ sulla spiaggia e senza accorgermene arrivo fino a Playa Zicatela, dove effettivamente le onde non sono male. Incontro Avi, il ragazzo israeliano con cui sono d’accordo per l’acquisto della sua tavola una volta che lui avrà terminato il suo soggiorno e me la fa provare. La misura è un po’ piccola per me, dopo qualche frullata riesco però a prendere una sinistra fino in fondo. Al ritorno decido di concedermi un Cornetto Algida che diventa un po’ la mia ‘torta di compleanno’ poco prima di godere di un altro favoloso tramonto.

La domenica arrivo fino alle due spiagge della Bahia Principal, playa Marinero e Principal, ed è come trovarsi sulla riviera romagnola in pieno ferragosto! Schiere di famiglie occupano praticamente ogni centimetro quadrato di sabbia e bambini ovunque che giocano e strillano. Torno indietro giusto in tempo per dare il mio contributo segnando un goal in contropiede nella partitella tre contro tre improvvisata sulla spiaggia proprio davanti all’ostello. .

Il giorno dopo Avi parte per Tapachula ed io ho finalmente tra le mani il mio regalo di compleanno. Non mi resta che fare una passeggiata fino al laboratorio di ODY, uno shaper locale per comprare il leash e farmi regalare un paio di tavolette di cera e la chiavetta per smontare le pinnette. La mattinata è ormai andata con le migliori onde e quindi non mi resta che concedermi un’altra bella camminata sulla spiaggia fino a Playa Angelito, tornando in tempo per una nuotata al tramonto con la luna piena che appare alle spalle delle capanne dell’ostello. Con la luna piena si verifica anche l’eclissi di luna, con quest’ultima che lentamente assume una colorazione che va dal rosso all’arancio con qualche sfumatura dorata e per qualche minuto un anello bianco.

Il mattino dopo riesco a passare un’ora e mezzo in acqua a La Punta, per prendere un po’ di confidenza con la tavola e con le onde di questo spot, anche se in questo periodo dell’anno non sono molte. La giornata trascorre rilassata e verso il tramonto esco nuovamente con la mia nuova amica.

Il ventidue dicembre è l’ora dei saluti, praticamente tutti i ragazzi provenienti da Città del Messico tornano verso casa per trascorrere il Natale con le rispettive famiglie. Nel pomeriggio all’orizzonte si vedono delle grosse quantità di schiuma sollevarsi dall’acqua. El Cabeza del chioschetto grida ‘la ballena’ e avvicinandomi al mare per guardare meglio, riesco a vedere abbastanza bene la sagoma del grosso cetaceo che, con dei grossi tuffi, attraversa il tratto d’oceano proprio li davanti.

Un nuovo giorno, la mia solita colazione a base di banane, un nuovo compagno di stanza, l’australiano Brian, che distrugge il mio entusiasmo per la nuova giornata di surf mostrandomi sul suo computer i movimenti del mare da satellite. Poco dopo mi avvio comunque in spiaggia per dare un’occhiata ed ho la conferma definitiva, mare piatto. Ne approfitto quindi per andare fino al centro e procurarmi il biglietto per l’autobus di sabato pomeriggio, con destinazione Tapachula, la mia ultima tappa in terra messicana.

Non riuscendo a star fermo ad oziare al sole, mi incammino verso il vicino faro di La Punta, seguendo le indicazioni che mi avevano dato Diego e Olivier qualche giorno prima. Non c’è modo di accedere alla piccola struttura se non passando via mare oppure arrampicandosi su un piccolo sentiero tra pietre ed erbacce. La fotocamera è al sicuro all’interno di una delle due borse porta documenti stagne e quindi provo il passaggio via mare, costeggiando la scogliera, ma rinuncio pochi istanti dopo perché la risacca non mi permette di vedere bene il fondale e quindi non so dove mettere i piedi. Torno sulla sabbia e trovo il minuscolo sentiero grazie ad un pescatore che era seduto li vicino. Un paio di metri di scalini fatti di pietra e terra, poi una rocca di circa un metro da scalare e poi ancora un passaggio largo non più di una trentina di centimetri tra pietre ed erbaccia e si arriva su, circa cinque metri d’altezza rispetto alla spiaggia. Un breve cammino di una decina di metri per poi ridiscendere tra scalini naturali di pietre e ritrovarsi in una minuscola spiaggia di sabbia chiara con grosse pietre bianche proprio sotto alla torretta del piccolo faro. Decido di proseguire e, una volta superato il faro, mi si apre davanti agli occhi un’ampia e lunghissima spiaggia deserta, oltre a me ci sono tre pescatori e sulla scogliera di fronte una buona quantità di uccelli impegnati anche loro nella pesca. Mi incammino un po’ per la distesa di sabbia e ne approfitto per fare un tuffo nell’oceano per rinfrescarmi, solo quando esco dall’acqua mi accorgo della presenza di alcune strutture in cemento con i tetti di palma che ben si mimetizzano nella selvaggia natura che sovrasta la spiaggia. Torno indietro ripercorrendo lo stesso sentiero e faccio la conoscenza di Angelina e con lei mi unisco a Jorge, un altro argentino, a sorseggiare Mate aspettando il tramonto. Purtroppo una serie di nubi ci rovina lo spettacolo.

Per la vigilia di Natale mi sveglio presto come al solito, ma le previsioni vengono confermate, a La Punta il mare è piatto, decido allora di optare per una sostanziosa colazione a base di pancake e prosciutto grigliato. Un paio d’ore dopo però incontro Dillon e Julie e mi faccio convincere a seguirli fino a Playa Zicatela. Le onde non sono granché ma qualcosa c’è, quindi entriamo tutti e tre in acqua e passiamo un paio d’ore a destreggiarci tra le forti correnti tipiche di questa zona. In serata il cenone di Natale, diretto da Brian, prevede una trentina di persone impegnate in varie preparazioni. Dal pesce pescato al mattino e cotto sul fuoco in spiaggia, al ceviche, al riso, pasta e gnocchi e altre diverse cose, ci siamo praticamente tutti.

Anche la mattina di Natale si ripete il piattume, ne approfitto per scambiare gli ultimi contatti con le persone conosciute e preparare la tavola e lo zaino per il pomeriggio, partenza per Tapachula, ultima città in Messico prima del confine con il Guatemala, dalla quale dovrei prendere poi l’autobus per la Costa Rica.

Giannino, 25 dicembre 2010

galleria fotografica

thanks to: Olivier, Diego, Avi, Sofia & Alister, Ana & Robin, Carlos, El Capitan & his crew, Brian, Dillon, Angelina, ODY Surf Shop and all the people meet on the beach…

Tagged with:  

Sayulita

On 17 dicembre 2010, in destination south, racconti di viaggio, escursioni e gite, by giannino

Lascio Mazatlan con due ricordi. Quello bello legato al fatto di aver rivisto Jared, con il quale siamo stati un’oretta a raccontarci come abbiamo passato le tre settimane dopo aver lasciato Ocean Beach e quello brutto che si identifica in un’escoriazione al palmo della mano sinistra, causata dalla caduta nello scendere dal microbus che non s’è fermato quando e dove doveva.

Tepic, Nayarit, Mexico

Occorrono circa quattro ore di autobus per giungere a destinazione. Il paesaggio esterno varia da campi coltivati a piccole montagne per poi inoltrarsi nella fitta vegetazione, al tramonto il cielo assume un colore violaceo. Una volta arrivato mi dirigo all’Hotel Tepic, praticamente attaccato al terminal. Ho bisogno solo di un letto nel quale dormire qualche ora prima di ripartire ed una doccia calda, quindi le mie aspettative sono piuttosto basse. Mi ritrovo invece in una camera molto piccola, ma accogliente e pulita; oltre all’asciugamano personalizzato anche il set di cortesia, televisione via cavo e connessione ad internet. Cena dal vicino Pollo Feliz, esattamente dalla parte opposta della stazione degli autobus e torno in camera per godere finalmente di una bella doccia calda e poi relax davanti a Fuel Tv. La notte dormo piuttosto bene, nonostante i vari rumori dovuti alla vicinanza al terminal e credo anche di uno snodo ferroviario. Il mattino dopo mi dirigo in stazione dove l’autobus per Sayulita parte esattamente cinque minuti dopo. L’impiegata alla biglietteria prova a mettermi fretta, ma io so benissimo che gli orari non vengono mai rispettati e me la prendo con comodo. Ci vanno circa tre ore per percorrere appena centotrenta chilometri di strada, spesso in condizioni poco sicure, ricca di curve che si snodano in zone di fitta vegetazione.

Sayulita, Nayarit, Mexico

Arrivo nel pomeriggio e percorro la strada che porta dalla fermata dell’autobus sulla strada principale al paese, circa un paio di chilometri. Ricordo abbastanza bene il paesino di circa 1600 persone, che vive principalmente di turismo, noto però la mancanza del ponte di legno che attraversava il fiumiciattolo che divide in due la cittadina. Sostituito da una pensilina pedonale in metallo bianco, scoprirò in seguito che è crollato a causa di una piena durante la stagione delle piogge, incredibile visto che durante tutto l’anno il fiume non è altro che un canaletto d’acqua alta pochi centimetri. Le strade che compongono la cittadina sono coperte di fango e con varie pozzanghere e possono dare l’impressione di essere in costruzione o ammodernamento, in realtà erano così, sono così e continueranno ad essere così. A colpo sicuro mi dirigo verso la spiaggia su cui sette anni prima avevamo trovato ospitalità in cabaña, ovvero il camping Camaròn. Tutto identico, tranne per il fatto che essendo da solo, mi sembrano un po’ troppi 250 pesos (circa 15,00€) a notte per la capanna che mi viene proposta dalla stessa signora hippie che trovammo in passato. Poco distante c’é l’hotel Casa Amistad (http://www.hostalsayulita.com nel prezzo include anche la possibilità di utilizzare delle tavole da surf e l’attrezzatura da snorkeling), un piccolo ostello molto carino e pulito, gestito dalla gentile signora Connie, in cui trovo sistemazione. Nel frattempo ho modo di conoscere lo spagnolo Miguel ed il canadese Ariel, quest’ultimo sta facendo all’incirca un viaggio simile al mio. La nottata in ostello è fresca, vista l’assenza di finestre nella piccola camerata open-air, gli uccelli fanno parecchio rumore con i loro canti e non mancano i fuochi d’artificio per la settimana della Vergine di Guadalupe, senza dimenticare i galli che iniziano a cantare verso le tre di notte. Il giorno dopo in spiaggia con Ariel conosciamo Carola, una simpatica cilena che ci indirizza presso due case che affittano camere. La nostra scelta ricade su una stanza al primo piano di Casa Gloria, un po’ più luminosa e spaziosa delle altre, con un bagnetto e una cucina molto basilare, il tutto per 350 pesos a testa a settimana (il che significa 3€ al giorno per persona). Tornando in spiaggia incontriamo il vecchio Gary, un signore americano studioso della cultura Maya, grazie al quale io ed il mio nuovo coinquilino scopriamo di essere nati lo stesso giorno dello stesso mese, ma con dieci anni di differenza (io sono il più vecchio). Miguel, come promesso, nel frattempo in ostello aveva preparato tre pesci cotti al forno piuttosto buoni, ottimi in relazione al fatto che abbiamo speso quello che si spende per un paio di tacos. Preso possesso della camera torniamo in spiaggia per godere del tramonto aggregandoci al gruppetto composto da una simpatica coppia argentina, Ulises, Pati, Ben ed altre persone. Il comfort nella piccola stanza non è il massimo, tuttavia per una settimana va bene per risparmiare un bel po’ di pesos in vista dell’arrivo delle festività e soprattutto del lungo viaggio che mi aspetta dal Messico alla Costa Rica. Nel tardo pomeriggio del giovedì, un ragazzo con una Nissan grigia si ferma a chiederci indicazioni per un campeggio, ma poco dopo scopriamo che si tratta di Rodrigo, ventenne di Ciudad Obregon (Sonora, Mexico), amico di CoachSurfing di Ariel e decidiamo di ospitarlo nella nostra stanzetta. Trascorriamo piacevolmente la serata prima sulla spiaggia e poi al Don Pato Bar, per assistere all’esibizione di un gruppo reggae consigliatoci da alcuni ragazzi qualche ora prima. Infine concludiamo la serata sulla piazza e con una rapida visita ad un discopub che sorge sul lato opposto rispetto al Don Pato. Purtroppo le onde del venerdì pomeriggio non sono un granché, così Rodrigo deve rinunciare alla sua lezione di surf, successivamente ci aggreghiamo agli altri ragazzi davanti al Camaròn per aspettare il tramonto con una chitarra, una tastiera a fiato ed un cubo per percussioni, suonando, canticchiando e giocando con i due grossi cani che ci facevano compagnia. Durante queste due ore circa, sulla spiaggia con dei perfetti sconosciuti, l’oceano da una parte e le palme dall’altra, mi è capitato più di una volta di isolarmi involontariamente dai discorsi per cadere nei pensieri e ragionamenti più svariati. Una sensazione di benessere circolava in me appagata dal pensiero che non avessi bisogno di nient’altro, e che il tutto sarebbe stato ancora più completo nel momento in cui la mia mano fosse guarita completamente e la mareggiata avrebbe finalmente portato onde migliori. Il sabato si ripete la nostra piacevole routine con l’eccezione che mentre il nostro variegato gruppetto aspetta il tramonto con la rinnovata (grazie al mio temperino svizzero) chitarra, i discorsi, il rum scuro e le noccioline, in acqua è il turno di quattro o cinque pro surfer che nella zona rocciosa dello spot approfittano delle onde portate dalla mareggiata mentre un fotografo con un enorme supertele si occupa di immortalarli. Verso sera Rodrigo ci lascia per dirigersi a Puerto Vallarta, noi altri ci riuniamo attorno ad un falò e continuiamo, in disparte rispetto ai festeggiamenti che si svolgono in prossimità della Plaza. Arriva domenica e mi sveglio insolitamente presto. L’atmosfera è la solita di ogni altro giorno con i vecchietti che chiaccherano sulle panchine nei pressi della biforcazione e vari venditori occupati a disporre le loro merci sulle bancarelle, mancano solo le flotte di gringos che probabilmente stanno ancora dormendo dopo i vizi del sabato sera. Ne approfitto per una breve visita alla Galleria Tanana che espone varie opere Huichol ma a prezzi incredibilmente alti rispetto a quanto avevo speso io qualche anno prima nella periferia di Tepic per comprare i quadretti fatti a mano ai quali è anche ispirato il mio primo tatuaggio. Passeggio fino in spiaggia ad osservare un po’ la situazione delle onde, che sono piuttosto disordinate, e poi fino al tratto poco a nord del Camaròn per sdraiarmi e continuare la lettura de ‘I Vagabondi del Dharma’ di Jack Kerouac. Ogni volta che il sole è un po’ troppo caldo pongo rimedio tuffandomi e nuotando per qualche minuto, ignorando che sia praticamente metà dicembre. La routine delle giornate e la magia delle serate si ripete il lunedì ed il martedì, il mercoledì è ora di lasciare la piccola camera e dirigersi a sud.

Giannino, 17 dicembre 2010

galleria fotografica

thanks to: Miguel, Connie, Ariel, Rodrigo, Ulises, Pati & Ben, Carola, Sanaya, Pat, Sonia and all the group…

Tagged with:  

Per la prima volta sono costretto a rispettare una sveglia, visto che c’è un solo bus che porta direttamente al porto di Pichilingue e quelli che portano a La Paz, arrivano a destinazione troppo presto o troppo tardi per prendere poi la navetta di collegamento. Mi dirigo verso la stazione degli autobus, con la speranza di trovare finalmente aperta la Pancake House li di fianco ma niente da fare, per il terzo giorno di seguito la trovo chiusa, probabilmente ha un’apertura stagionale oppure ha definitivamente cessato l’attività. Circa quattro ore ripassando attraverso le mie ultime tappe e giungo al porto, biglietto fatto e circa tre ore da attendere per l’imbarco. Verso le diciotto arriva il minibus che, a gruppetti di quindici persone, conduce al traghetto. Il semaforo random questa volta si accende di rosso e son costretto ad aprire lo zaino per il controllo doganale, ma dura appena pochi secondi e mi viene poi augurato buon viaggio dal giovane soldato. Una volta a bordo, mi avventuro in cerca del ristorante e capisco dai cartelli che si ha diritto ad una ‘cortesia’ che può essere rappresentata dalla colazione al mattino o, appunto, dalla cena la sera e ne approfitto. Dopo cena torno sulla mia poltrona, cambio posizione più volte sfruttando anche quella di fianco che era libera ma diciamo che riesco a riposare discretamente fino all’indomani.

Mazatlan, Mexico

Lo sbarco avviene in tarda mattinata, attraverso il centro in una mezz’oretta passando per la Cattedrale e per vari mercati, si respira un po’ l’atmosfera da cittadina pugliese, e giungo sul lungomare. Mi accorgo subito del passaggio dal Messico più statunitense della Baja California a quello più messicano dello stato di Sinaloa perché attraversare le strade diventa un gioco di abilità e le cortesie degli automobilisti verso i pedoni qui sono una rara eccezione. Non è difficile orientarsi, basta proseguire lungo la striscia che costeggia l’oceano, ma tento di ricordare qualcosa della mia precedente esperienza qui. Trovare una sistemazione non è cosa semplice, in questi giorni infatti la città è sovraffollata dai partecipanti alla Gran Maratona, come per Ensenada e la Baja 1000 anche in questo caso si tratta di un evento molto importante che richiama molta gente, e di conseguenza i prezzi salgono. Camminando ho modo di vedere il Monumento Al Pescador e quello dedicato a Lola Beltran e di rivedere i caratteristici pulmonia, piccoli taxi su base maggiolone Volkswagen che corrono su e giù per il lungomare con la musica a tutto volume suonando il clacson per attirare l’attenzione dei turisti o di altri potenziali clienti. Dopo un po’ di ricerche infruttuose presso gli hotel che avevo segnato, e lo zaino che inizia a far sentire il suo peso sotto il sole, trovo un piccolo hotel circa sei isolati verso l’interno rispetto all’edificio a forma di castello, unico riferimento che ricordavo bene. Il primo con un discreto livello di pulizia e ad un prezzo molto conveniente! Ad esser sincero ne avevo trovati un paio più economici, ma un conto è voler distribuire bene le spese, un altro è andare a cercarsi le malattie dormendo nella sporcizia. L’unica connessione ad internet disponibile è quella del computer della signora che gestisce la struttura ma non è un problema, pochi isolati prima avevo trovato la rete wireless non protetta di un altro hotel e ne avevo approfittato per mandare la mail a casa come di consueto. Trovato un tetto, mi dirigo poi verso la spiaggia andando verso nord, attraverso la Zona Dorada ed arrivo fin quasi alla Marina, ma niente, nessun ricordo ad eccezione appunto del ‘castello’ . Anche qui ci sono poche onde e scomposte, in acqua solo un gruppetto di ragazzi con il boogie (bodyboard). Tornando indietro percorro invece la Camaron Sabalo e, fermandomi a dare un’occhiata ad un Surf Shop, mi rendo conto che ha un’aria familiare; si tratta proprio del negozio dove avevamo noleggiato i boogie e, alzando lo sguardo, riconosco l’edificio nel quale ben sette anni prima avevo condiviso l’enorme appartamento con Lollo, Guino, Lele e Sicce. Scoppio subito a ridere incredulo, contento ed emozionato. Guardandomi però intorno, non riconosco quasi niente di ciò che ricordavo, la zona è cambiata molto ed è ancora più affollata di locali ed edifici. Ritrovo però il chioschetto dove compravamo le bottiglie da un litro di Sol di cui era sempre pieno il nostro frigo, per poi riportarle vuote per ricevere indietro la cauzione di qualche pesos. Mi fermo in prossimità poi del Monumento Milenio per godere del tramonto con il sole che pian piano si nasconde dietro Galt Island, subito di fronte. Sfinito torno verso l’alberghetto dopo aver percorso una bella somma di chilometri.

Nella zona compresa tra lo stadio Teodoro Mariscal ed il lungomare fervono i preparativi per la XII Gran Maraton Pacifico, sponsorizzata dall’omonimo marchio di birra. In spiaggia invece sembra un tipico week-end estivo, nonostante il calendario indichi che mancano poco più di una ventina di giorni al Natale, c’è gente sdraiata al sole, pic nic di intere famiglie e qualcuno in acqua che nuota o si diletta con il boogie; sotto le capanne si grigliano grossi quantitativi di pesce e la festa va avanti. La sera la temperatura è fresca, il lungomare affollato e numerosi fuochi d’artificio illuminano un cielo senza luna.

Il resto del mio soggiorno lo trascorro con lunghe camminate e un po’ d’ozio in spiaggia.

Giannino, 07 dicembre 2010

galleria fotografica

Tagged with:  

San José del Cabo, Baja California, Mexico

Lasciata la bettola di Cabo San Lucas, l’autobus impiega una mezz’oretta per percorrere i 32km fino a destinazione. Mi oriento con la guida verso la zona centrale della cittadina, dove ci sono gli alberghi ‘normali’ diciamo, visto che sul lungo mare, o zona hotelera, sorgono i vari resort e mega alberghi.
Fa caldo, la zona è composta da piccole strade piene di salite e discese, marciapiedi a volte presenti, a volte assenti, pieni di scalini, dislivelli e salti.
Giungo presso quello che è indicato come ‘Nuevo hotel San José’ ma in realtà soggiorno poi presso il bed and breakfast ‘Cielito Lindo’ che credo abbia rilevato e ammodernato la struttura, infatti la mia camera che è la più economica ha già un buon livello di comfort.

Il centro storico è anche il distretto dell’arte e non ci va molto a capirlo viste le numerosissime gallerie d’arte che costellano letteralmente le varie stradine, alcune trattano semplici manufatti dell’artigianato, altre quadri molto colorati, altre ancora sculture molto particolari o oggetti d’arredamento.
In pochi minuti si arriva a Plaza Mijares, la piazza principale di San José, dove sorge la Iglesia San Josè, una replica della missione originale. Tutto intorno alla piazza ci sono edifici storici dei colori più vari, molti dei quali adibiti a piccoli e costosi ristoranti o a gallerie d’arte.

Camminando qualche chilometro, servendomi di un lungo ponte, attraverso la zona denominata Estero San José, una particolare riserva naturale formata dall’accumulo di acqua piovana e acqua di mare che all’apparenza può sembrare una palude ma in realtà accoglie una varietà di uccelli migratori e acquatici e vari rettili, unica a quanto dicono. Giungo così a Puerto Los Cabos con la sua piccola marina affollata di barche e una megastruttura in costruzione.
In serata il vento inizia a farsi più forte ed il clima diventa fresco, quasi freddo.

Il giorno dopo mi sveglio piuttosto presto e bello motivato! Trovo chiusa la Pancake House e quindi mi butto su una colazione a base di sola frutta con due arance, due mele e due banane. Dentro lo zainetto la fedele lycra e mi avvio verso le spiagge della Costa Azul. Circa tre chilometri di strada ed un paio ancora di spiaggia e sono su Playa Costa Azul. Spiaggia piuttosto estesa di sabbia bianca, mare quasi piatto e pochissime persone oltre a me. Mi incammino verso gli spot indicati nella speranza che la situazione cambi. In prossimità di Zipper’s la ragazza della casupola del surf shop mi chiede se ho bisogno di affittare una tavola, sorridendo le rispondo che la prendo se lei mi indica le onde su cui utilizzarla, visto che io non le vedevo. Si mette a ridere anche lei e mi dice che purtroppo non è la stagione più adatta, salvo qualche mareggiata, il periodo migliore è l’estate e mi consiglia la zona di Todos Santos, ovviamente da andarci in auto o ancor meglio fuoristrada. Proseguo verso The Rock e grazie al fatto che la marea è bassa riesco ad attraversare la scogliera e godere delle piccole grotte scavate dall’acqua, per poi giungere nei pressi di Cabo Surf. Tornando indietro volgo lo sguardo dalla parte opposta al mare e noto tutti i vari resort e mega alberghi che sovrastano la spiaggia, uno spettacolo indecente di cemento.
Trarscorso un po’ di tempo in spiaggia torno poi alla base nel tardo pomeriggio, ed inizio le mie ricerche per pianificare il proseguo del viaggio. Tra un paio di giorni sarò a Mazatlan, dove rivedrò Jared e poi dovrei andare a Sayulita.

Come dice anche la descrizione, una Burro Brown è l’ideale per scaldarsi in una serata fresca, perché quindi non prenderne una presso Baja Brewing Co., a meno di cinquanta metri dalla base, serve ottime birre artigianali. Il giorno seguente trascorro poi una piacevole mezz’ora a parlare con Rafael, che lavora proprio nel retro, dove si producono ben 8 qualità di birra differente.
Tornato in hotel per capire meglio una questione sulla mappa, trovo l’intero staff a pranzo e mi viene offerta una porzione di uno spezzatino stracotto con del riso, accetto e ringrazio.
Più tardi un saluto alla spiaggia ed una merenda a base di croissant e baguette trovati per caso in una panetteria francese, ogni tanto ci va una pausa per tornare ai sapori europei.

Giannino, 02 dicembre 2010

galleria fotografica

Tagged with:  

Todos Santos, Baja California, Mexico

Poco più di un’ora verso sud ovest da La Paz e giungo a Todos Santos, nuovamente sulla parte esterna della penisola e quindi sull’oceano pacifico.
Leggendo sulla guida ero al corrente che la cittadina non fosse direttamente sul mare, ma la curiosità mi fa fermare qui.
Dalla fermata dell’autobus le strade asfaltate sono solamente due, il resto è tutto sabbia. Orientarsi non è difficile perché anche qui la pianta è quadrata.
Il primo impatto è buono, poca confusione, case e strutture basse, molta vegetazione. Cammino avventurandomi per le stradine per cercare un posto dove passare la notte, trovato l’hotel indicato come il più economico arriva la brutta sorpresa; in primo luogo non è economico come pensavo ed in secondo luogo, anche essendo il più vicino al mare, mi viene confidato da chi ci lavora che il mare è ben lontano.
Appurato questo, continuo a passeggiare e valutare altre soluzioni, poi mi fermo a mangiare un paio di tacos di camarones (gamberetti) per fare un punto della situazione.
Ok, la cittadina mi ispira, però, per il prezzo che andrei a pagare e per il fatto che manca l’accesso al mare non trovo un motivo per fermarmi. Finito il piccolo ma gustoso pranzo torno verso la fermata dell’autobus e pochi minuti dopo riparto per Cabo San Lucas.

Cabo San Lucas, Baja California, Mexico

Arrivo nel tardo pomeriggio e, cosciente che mi trovo nella località più cara della Baja, inizio a cercare una sistemazione il più possibile economica.
Dopo qualche tentativo, vengo consigliato da un collega receptionist su un piccolo albergo che fa al caso mio.
Sorrido al pensiero che nella località più cara, ho trovato quello che al momento è il prezzo migliore da quando sono in questa penisola.
Un momento, c’è da dire che la camera non è in ottime condizioni strutturali e non splende neppure per pulizia, non c’è internet e l’acqua caliente è appena tiepida. Trovo il lato positivo, sto spendendo poco e finalmente ho modo di testare il piccolo e tecnico sacco a pelo che mi porto dietro da un mese.
Sistemata la faccenda, mi avvio in direzione della marina, la zona portuale, con la speranza di cenare in tranquillità guardando l’oceano.
Niente di più sbagliato, in un quarto d’ora mi trovo nel bel mezzo di un miscuglio tra Cancun e Montecarlo!
L’Avenida Cardenas è infatti colma di locali, tra cui addirittura Starbucks e l’Hard Rock Cafè e, subito dopo la zona della Marina è in realtà l’attracco di barchette e barche più grosse, circondate da locali di lusso e ristoranti in cui le portate principali costano ben più della mia camera d’albergo. A coronamento di tutto ciò, il fatto che i prezzi esposti siano in dollari americani.
Scambio qualche parola con due ragazzi argentini che vendono collanine seduti per terra e abbastanza deluso dalla scoperta ritorno verso il downtown per cenare.
Al ritorno in camera una strana sorpresa, la piccola e scassata televisione ha circa una settantina di canali satellitari, tra cui uno che trasmette Planet Terror ed a seguire Grindhouse, a Prova di Morte. Incredibile contando lo stato della bettola in cui sono, con vari segni d’usura su muri ed infissi, ma con la tv satellitare.
Il mattino seguente passo un po’ di tempo su una spiaggetta semi deserta poco oltre la Marina e, tornando indietro, mi informo per una barca che mi porti verso Land’s End. La ricerca è rapida e breve, poco dopo sono su una piccola barca, sosta su Playa Médano a lasciare due americani e poi riprendiamo la via del mare. Pancho, il barcarolo con la maglietta con vari teschi pirateschi, mi porta a destinazione spiegandomi di volta in volta dove ci troviamo e soffermandosi per permettermi di scattare delle fotografie.
Arriviamo così al famoso Arco, una formazione di granito che da su un lato sul Mar de Cortez e sull’altro sull’Oceano Pacifico. Sempre li vicino una piccola colonia di leoni marini ozia tranquilla su uno scoglio.
Ripercorrendo la stessa rotta ci soffermiano nei pressi del Dito di Nettuno, una roccia alta circa 24 metri, poi la Ventana sul Pacifico e la Playa del Amor, che si estende dal mare all’oceano. Si giunge infine alla Cueva de San Andres, una grotta scavata nella roccia, dove, come dice Pancho ‘te vas en dos te sube en tres’ (entrate in due ed uscite in tre).
Un paio di soste ancora in punti strategici per osservare il fondale e le varietà di pesci, grazie a due lastre di vetro poste sul fondo della barca. Si fa miscela e si torna al porto.
Pomeriggio di relax su Playa Médano ad aspettare il tramonto, in serata un po’ di stanchezza mi fa confondere una festa di compleanno per un ristorante, ma fortunatamente intravedo la mega torta ed evito la figuraccia.

Giannino, 30 novembre 2010

galleria fotografica Cabo San Lucas

qualche foto di Todos Santos

Tagged with: