Lasciata Buenos Aires riappare il paesaggio di pascoli e campi coltivati, ma più ricchi di verde rispetto a quelli visti a sud. La regione di Entre Rios, neppure a dirlo, è attraversata da numerosi fiumi, la strada verso nord costeggia l’Uruguay.
Il mattino seguente si cambia scenario, con una vegetazione molto più folta e ricca di alberi, una sorta di giungla prende il posto dei campi.
Puerto Iguazú si trova nella regione Misiones ed è separata dal confine con il Brasile dal Rio Iguazú e dal confine con il Paraguay dal Rio Paranà.
Dopo un’occhiata alle sculture/monumenti del Paseo de la Itentitad basta camminare un paio di chilometri per raggiungere Hito Tres Fronteras, posto sull’incrocio tra i due fiumi dal quale si vede sia la costa brasiliana che quella paraguaiana, ognuna contrassegnata da una roccia triangolare alta quasi tre metri colorata con i colori della rispettiva nazione.
Il clima è caldo, la terra rossa la fa da padrone e camminando per le strade sembra di trovarsi davvero in mezzo alla giungla. C’è molta vegetazione e, per la gioia di mia madre, molte specie che in Italia non ci sono ed altre che invece sono molto più grandi rispetto a quelle nostrane.
Dal terminal degli autobus ci sono partenze ogni venti minuti dell’impresa El Practico verso il Parque Nacional Iguazú, la distanza di circa quindici chilometri rispetto al centro si percorre in meno di mezz’ora, il biglietto d’ingresso costa ARS100 a persona.
All’interno del parco c’è un comodo trenino a gpl che permette di raggiungere comodamente tutti i vari sentieri.
Ci dirigiamo come prima meta verso il percorso che porta alla Garganta del Diablo, veniamo accolti da un’infinità di farfalle di varie specie che svolazzano un po’ ovunque.
Una cinquantina di metri prima di arrivare alla balconata si intravedono grosse nuvole d’acqua e si inizia a sentire il poderoso rumore del fiume che si prepara al tuffo di ottanta metri. La Garganta del Diablo è il salto più alto di tutto l’enorme complesso di 275 cascate. Lo spettacolo che ci si para davanti da subito una buona dimostrazione della forza e della potenza della natura.
Successivamente intraprendiamo il percorso inferiore, lungo il sentiero ci sono numerosi Coatì, dei parenti stretti dei procioni, per nulla impauriti dalla presenza umana. La particolarità di questo percorso è che le pensiline sono letteralmente immerse nella vegetazione della giungla, di tanto in tanto si ha la possibilità di scorgere le varie cascate. Proseguendo la vista si allarga sull’Isla San Martin e, sempre dalla stessa passerella, si continua a godere della vista di un lungo arcobaleno per poi arrivare alle piattaforme dalle quali si vedono da più vicino le altre cascate, dal Salto San Martin fino al Salto Ramirez.
Il percorso si conclude con il Salto Chico e il Salto Dos Hermanos, costituito appunto da due cascate gemelle una a poca distanza dall’altra.
Il mattino seguente torniamo al terminal ma questa volta ci affidiamo all’impresa Cucero del Norte per arrivare alla parte brasiliana del parco, ovvero al Parque Nacional do Iguaçú, le procedure di dogana sono molto rapide per uscire dall’Argentina ed entrare in Brasile, arriviamo al parco in circa quarantacinque minuti, il prezzo d’ingresso al parco è il medesimo del giorno precedente.
Con un moderno autobus interno al parco giungiamo in prossimità dell’inizio del sentiero delle cascate, inizia la discesa immersi nella vegetazione, umidità ed acqua ovunque, dopo pochi metri si ha già una prima visione di parte dello spettacolo, si riesce ad avere una visione più d’insieme rispetto al giorno precedente.
Anche qui sono i piccoli procioni a farla da padrone, fino ad un certo punto in cui la vegetazione lascia spazio al cielo nel quale volteggiano delle maestose aquile. Man mano che si scende lungo il sentiero ci si avvicina sempre di più all’acqua e gli schizzi diventano sempre più costanti, quest’oggi mi aspetta una bella lavata completa! altro che le folate d’acqua del giorno precedente! fortunatamente ho con me i pantaloncini tecnici, il passaporto è al sicuro dentro la sua bustina stagna, e la fotocamera, beh la fotocamera mi da un’altra grossa soddisfazione continuando a funzionare praticamente ricoperta d’acqua. Il percorso si conclude con l’ascensore panoramico che risale sul punto più alto delle cascate, tenendo sulla sinistra la Garganta del Diablo.
Non so dire se sia preferibile optare per il lato argentino o quello brasiliano del Parco Nazionale, a parer mio uno completa l’altro, il primo offre la possibilità di entrare in contatto con l’energia sprigionata dal sito, il secondo invece da una visione globale che permette di comprendere a pieno davanti a cosa ci si trovi.
Quella di oggi era l’ultima escursione del mio percorso e sono estremamente contento di averla fatta insieme ai miei genitori, i quali non avrebbero mai pensato di imbattersi in un viaggio del genere prima di comprare i biglietti aerei.
Giannino, 7 aprile 2011

galleria fotografica Puerto Iguazú

galleria fotografica Parque Nacional Iguazú

Al risveglio sull’autobus da Puerto Madryn a Buenos Aires sembra di trovarmi imbottigliato nel traffico della tangenziale di Milano, iniziano ad intravedersi alcuni vecchi edifici e, in lontananza, alti grattacieli. Ci vorrà circa un’ora dal momento in cui siamo entrati in città fino al terminal degli omnibus di Retiro, il più vicino al centro. Prima di entrare nel terminal passiamo davanti ad un gruppo di casette colorate, poco più avanti, proprio attaccata al terminal, una micro-città composta da baracche.
L’attrazione più vicina all’hotel, a giudicare dalla mappa è il ‘monumento a Mafalda’, ma una volta arrivati sul posto si scorge appena, la piccola riproduzione del personaggio con il famoso taglio a caschetto nero, su una panchina che si confonde molto facilmente con le sedie ed i tavolini di un bar li davanti.
Per arrivare nella centrale Plaza de Mayo bastano dieci minuti di cammino. Alla nostra destra c’è la Casa Rosada, ovvero il Palazzo del Governo, subito di fronte al Palazzo, due fontane simmetriche e un monumento simile ad un obelisco con incisa la data che da il nome alla piazza.
Nella stessa piazza si trovano anche la Catedral Metropolitana con il suo stile neoclassico e l’edificio coloniale che ospita il Museo del Cabildo. Intravediamo un obelisco e decidiamo di proseguire in quella direzione, prendendo una strada in diagonale, raggiungiamo così Plaza de la Republica e, poco più avanti il Teatro Colon e l’attigua Plaza de La Valle.
Nel tardo pomeriggio, invece, camminando lungo la darsena giungiamo in tempo nei pressi della Fregata Sarmiento per ascoltare le note del Silenzio ed assistere all’ammainabandiera, nel frattempo due ballerini di tango danzano appassionatamente sul marciapiede. Alle spalle dell’imponente nave c’è il moderno Puente de la Mujer con la sua particolare vela bianca.
Il giorno seguente decidiamo di utilizzare la metropolitana per i nostri spostamenti, sbrighiamo le commissioni al terminal degli autobus e sostiamo un po’ presso Plaza Del Carril con al centro la Torre Monumental, successivamente riprendiamo la metro per arrivare a Plaza Italia, nel quartiere Palermo.
Tornati in superficie entriamo prima nel giardino botanico e ci dirigiamo poi lungo l’Av. Sarmiento, che costeggia il grande zoo, fino alla rotonda con al centro il monumento alle Quattro Regioni Argentine. Attraversando le quattordici corsie per senso di marcia dell’Av. Libertador si trova alla propria sinistra il Rosedal, giardino delle rose, e alla propria destra il giardino giapponese, una particolare area con piante, laghetti e strutture ispirate al Giappone.
Tornando verso il centro ci fermiamo a pranzo nei pressi della Manzana de las Luces, dove si trova la Iglesia San Ignacio, la chiesa più vecchia di Buenos Aires.
Il venerdì sera le stradine di San Telmo cambiano totalmente volto e le porticine chiuse durante il giorno si aprono per far uscire le luci soffuse e la musica di un sacco di piccoli locali.
A solo un isolato di distanza dall’hotel si trova l’Antiguo Mercado, una sorta di Portobello Road in miniatura ed al coperto, l’isolato dopo invece c’è Plaza Dorrego, dove la domenica si svolge la fiera settimanale.
Il soggiorno nella capitale argentina si conclude nel migliore dei modi, assistendo alla schiacciante vittoria del Milan sull’Inter in diretta ESPN Vivo in un bar nelle vicinanze.
Giannino, 2 aprile 2011

Da Ushuaia a Puerto Madryn il viaggio è stato lungo, prima tredici ore con due passaggi di frontiera fino a Rio Gallegos e poi altre diciotto ore e mezza su di un altro autobus.
L’idea era di riposare il primo giorno e fare un escursione alla Penisula de Valdes il secondo.
Reperite le informazioni sulla stagionalità della presenza di fauna marina la situazione era che per balene e delfini non era il periodo giusto, avvistare un’orca è un terno al lotto, l’unica certezza erano pinguini e leoni marini, ma essendo appena stati ad Ushuaia ne avevamo quindi visti abbastanza.
Nel 1991 mio padre festeggiò il suo quarantesimo compleanno a Cordoba, venti anni dopo festeggia il suo sessantesimo compleanno qui a Puerto Madryn, in una calda giornata di sole, con la spiaggia semi deserta.
Una sosta per riposare prima di ripartire per il Buenos Aires.
Giannino, 29 marzo 2011

Dopo una breve sosta a Puerto Natales in Cile, troppo breve per il trekking a Torre del Paine, si riparte in direzione Tierra del Fuego.
Si va in autobus fino a Laguna Blanca, da li si effettua il trasbordo su un altro mezzo che, nei pressi di San Gregorio sale su un piccolo traghetto per una traversata di una ventina di minuti.
Poi due lunghe ore di strada sterrata, piena di pietre e pozzanghere fino alla frontiera di San Sebastian. Un’ora di attesa per l’ennesimo timbro sul passaporto e si riparte per fermarsi, pochi chilometri dopo alla frontiera argentina prima di raggiungere, un’ora e mezzo dopo, Rio Grande.
Il tratto di strada finale, fino ad Ushuaia lo facciamo a bordo di un combi da quindici posti ed il gentile autista ci porta diretti all’ostello, ad accoglierci una fitta pioggia.
Il giorno successivo alla Giornata della Memoria non si trova nessuno per le strade ed è quasi tutto chiuso.
Le strade sono tutte in discesa verso il mare e le case sono costruzioni molto particolari, con i tetti a punta di forme irregolari.
E’ piacevole camminare sul percorso che costeggia il porto con l’aria fresca, ma ogni tanto arrivano folate di acqua gelida mista a neve. Verso sera invece il clima diventa più secco e freddo, le strade si popolano di persone e quasi tutti i ristoranti aprono i battenti.
Dal porto turistico di Ushuaia saliamo a bordo del catamarano Massimo e partiamo per un’escursione nel canale di Beagle, un corridoio d’acqua che collega l’oceano Pacifico a quello Atlantico.
Lasciato il porto la prima sosta è nei pressi dell’isola Los Pajeros che ospita una folta colonia di cormorani imperiali, che da lontano sembrano pinguini, ma si differenziano da questi ultimi perché più snelli ed in grado di volare e di immergersi in mare fino alla profondità di quaranta metri.
Vicino c’è un’altra isola, la Isla de Los Lobos, dove invece ozia un buon numero di leoni marini, pochi metri dopo si arriva invece al Faro Les Esclaireus, posto a segnalare l’entrata e, in questo caso, l’uscita dalla Bahia Ushuaia.
Si riprende la navigazione nel canale e dopo circa un’ora passiamo davanti a Puerto Williams, sulla sponda cilena del canale, più a sud di Ushuaia ma troppo piccola per essere definita città e quindi contendere il titolo di Città più Australe del Pianeta.
Isla Gable coincide con il punto più stretto del canale, c’è solo un chilometro tra la costa argentina e quella cilena, subito dopo si arriva a Isla Martillo, l’isola sulla quale in estate si crea una colonia di oltre duemila esemplari di pinguini di Magellano e pinguini di Papua.
Quindici minuti dopo il catamarano attracca al piccolo molo della Estancia Harberton, dove alcuni passeggeri scendono per la visita al museo, torneranno poi in città in autobus, la barca invece riprende il largo per tornare indietro.
Giannino, 26 marzo 2011

Lasciata Bariloche con un alba con i colori del tramonto, l’autobus verso El Calafate impiega circa ventotto ore. Inizialmente attraverso un paesaggio di maestose montagne coperte di alberi sempreverdi poi dopo Esquel distese di terra piatta e semi desertica. Sosta per cena a Comodoro Rivadavia, sull’oceano Atlantico e poi si viaggia tutta la notte per arrivare a Rio Gallegos, ultima lunga sosta prima di giungere a destinazione.
Nel pomeriggio visitiamo la piccola cittadina la cui vita è raccolta intorno alla strada principale, l’Av. San Martin, pianificando l’escursione per il giorno dopo valutando le varie opzioni ed i relativi prezzi.
Il mattino seguente la colazione ha come cornice la splendida vista del sole che sorge sul Lago Argentino, si parte in direzione del Parco Nazionale.
Nei primi cinquanta chilometri di strada passiamo attraverso ad un paesaggio arido poi, man mano che ci si avvicinava alla meta tutto si copre di vegetazione.
Lungo la strada interna al Parco un paio di lepri attraversano zompettando veloci, la prima sosta è presso una piazzola, a sette chilometri di distanza dal ghiacciaio, dalla quale si ha una buona vista sul Cerro Moreno, sul Brazo Sur del Lago Argentino e si intravede il ghiacciaio Perito Moreno.
Successivamente raggiungiamo il parcheggio in cima alla Penisula Magallanes da dove partono le pensiline che portano ai diversi punti d’osservazione.
Man mano che camminiamo lo spettacolo che ci si presenta davanti è impressionante, difficile da descrivere con le parole o da riprodurre con fotografie e filmati. Un enorme massa di ghiaccio che si estende per circa cinque chilometri innalzandosi per sessanta metri sulla superficie del lago con colori che vanno dal bianco acceso al blu, al grigio. Ogni tanto in lontananza si sentono forti rumori, come di tuoni ma non si tratta del cielo, Il fragore è generato da blocchi di ghiaccio che si staccano dal ghiacciaio per finire in acqua, quelli esterni, e su altro ghiaccio quelli all’interno.
Tutto intorno le montagne sono coperte da un leggero strato di neve caduto la notte precedente, quelle invece più in lontananza da nevi perenni.
Giannino, 22 marzo 2011







