Premessa
questa del 2009, in California, non è definibile come esperienza di viaggio; avendo condiviso i circa 21 giorni con altre persone, di interessi e pensieri differenti dai miei quando ho deciso di organizzare quest'esperienza, mi limiterò a descrivere le varie tappe di questa vacanza in California, senza includere aneddoti o riferimenti ad episodi e avvenimenti, in quanto a parer mio irrilevanti alla creazione di un quadro di questi giorni.
Il Viaggio, San Francisco non è la Grande Mela
come sempre i biglietti aerei li ho presi da Sabri (grazie anche al suo collega Marco di NosyTour) con largo anticipo. Per me e Andre, poi per Lolla, Alessia (che purtroppo non è riuscita a partire) ed infine Albe. Subito problemi tecnici al Bus da Porta Susa a Malpensa, arriviamo comunque in orario.
Poi problemi all'aereo (una gomma bucata) che ci fa tardare di 2 ore, il tempo necessario per perdere la coincidenza da NewYork per San Francisco. Conseguenza: io, Andre e Lolla vinciamo una notte forzata e gratis a NYC e arriviamo il giorno dopo a San Francisco, Albe invece viene dirottato in Texas dove trova il diluvio universale ed in seguito raggiunge in serata San Francisco.
San Francisco
E' la prima tappa, o per lo meno la prima prestabilita visto che NewYork non era prevista. Preso il MiniVan dall'aeroporto abbiamo raggiunto il quarto al Surf Motel su Lombard St, nella zona nord, in prossimità del Golden Gate bridge. Prima giornata passata a spasso per il downtown di questa particolare città, caratterizzata da sali e scendi su ogni strada. Visita a "Onion" Square (la nostra nomenclatura per Union Square) ed alla famosa Powell St con i suoi caratteristici tram, che si arrampicano sulle sue salite, strabordanti di turisti. Un sacco di vita, stili e negozi.
La città, quarta in California per numero di abitanti, è situata all'estremità occidentale dell'omonima penisola ed, oltre ai suoi quasi 50 colli, è famosa per la particolarità del suo clima "fresco" e della nebbia estiva che appare e scompare quasi magicamente; testimonianza di questo sono le foto fatte al Golden Gate bridge: da Fort Point in cui è quasi totalmente nascosto e pochi minuti dopo da Baker Beach in cui si vede per intero. Proprio il Golden Gate bridge è il simbolo della città e collega la penisola alla parte meridionale della Marin County. Ciò che lo rende famoso è sicuramente la sua particolare colorazione arancione "internazionale" che lo rende anche più visibile nella nebbia.
Tornando al downtown si ha come l'impressione di vivere in una grande città ma con la stessa vivibilità di un paesino ben organizzato. La zona grattaceli, quartiere finanziario, è caratterizzata dalla Transamerica Pyraimid, che riuscivamo ad intravedere un po' da ogni parte della città, senza però quasi mai trovarlo (e senza ricordarne il nome!).
Oltre al downtown, negli altri due giorni trascorsi, abbiamo avuto il piacere di visitare la California Academy of Sciences, da poco restaurata da Renzo Piano, con all'interno l'istituto di ricerca ed il museo di storia naturale, un acquario ed un planisfero. Spostandoci sulla Lombard St, dove alloggiavamo, verso est c'è la famosa "serpentina" che (come il Golden Gate bridge) appare spesso in molti telefilm.
La parte nord - nordest è caratterizzata dalla presenza dei vari pier, come ad esempio il n.39 dove fanno 'bella' mostra degli oziosi leoni marini; e il n.41 dal quale ci si imbarca per Alcatraz. Oltre al Ferry Building la zona dei moli ospita numerosi ristoranti di pesce e crostacei, noi abbiamo optato per una 'filiale' di Bubba Gump dove, ovviamente, tutte le specialità sono a base di gamberi.
L'ultima giornata l'abbiamo passata a vagare semi inconsciamente tra le case in stile vittoriano di Haight-Ashbury fino (dalla parte opposta) a North Beach con la sua molteplicità di caffè e ristoranti italiani. In serata ci siamo diretti a prelevare dal San Francisco International la quinta, ed inattesa, compagna di viaggio; per poi proseguire verso sud, in direzione di Santa Cruz.
Santa Cruz
Poco più di 70 miglia a sud di San Francisco sorge questa cittadina affacciata sull'oceano pacifico; deve la sua notorietà al surf, da qui l'omonima marca di tavole, mute ed abbigliamento. Nonostante la poca distanza che la separa dalla tappa precedente il paesaggio serale e l'accoglienza che ci viene riservata appena arrivati è totalmente diversa, così come i prezzi.
Si è passati da una città con circa 800000 abitanti a questa rilassata cittadina che ne conta 55000 e che basa la maggior parte delle sue attività su Pacific Avenue e sulla beach boardwalk.
A pochi passi dal nostro confortevole motel c'è il Municipal Wharf, il molo che sorge poco distante dal vecchio parco divertimenti del Santa Cruz Pier. La nostra giornata trascorre così, dopo un burrito gigante di Fresh Planet, a rilassarci sulla spiaggia.
Nel tardo pomeriggio, seguendo la W Cliff Drive, siamo arrivati al faro; trovando però chiuso il Surfing Museum al suo interno. Ci siamo quindi goduti le evoluzioni dei locals nella zona d'oceano sottostante il Lighthouse Point Park ed infine il tramonto su Steamers Lane.
Big Sur
Per dirigersi a sud, verso Santa Barbara, ci sono due possibilità: prendere la freeway 101 con le sue 6 corsie un po' all'interno, oppure optare per la 1 che percorre tutta la costa ed ha una sola corsia per senso di marcia. La scelta, consigliati dalla Lonely Planet, è caduta sulla 1 e quindi, lasciata Santa Cruz, ci siamo addentrati in un centinaio di miglia di curve, talvolta immerse nel verde, talvolta a pochi metri dalla scogliera a strapiombo sul Pacifico. Il percorso si snoda tra parchi naturali e piccole cittadine e qualche ponte come il Bixby bridge, che unisce i due lembi di terra, a 79 metri sopra l'oceano. E' un'area che apparentemente non offre particolari attrattive famose come il Golden Gate bridge, la sua particolarità e unicità è costituita esclusivamente dal paesaggio naturale e in parte selvaggio.
Proseguendo verso sud, nei pressi di San Simeon, l'attenzione si sposta dal paesaggio agli spettrali banchi di nebbia che, ad intervalli, coprono l'oceano, le cittadine che si intravedevamo lungo la strada e il cielo su di noi. Frenomeno che si verifica più avanti passando da San Luis Obispo e via giù fino a destinazione. Arriviamo nel tardo pomeriggio a Santa Barbara. Avendo ancora molte tappe "ideali" da visitare non ci siamo soffermati e inoltrati nei paesini lungo il tratto di Big Sur, ma ne sono comunque rimasto molto colpito.
Santa Barbara
Arrivati nel tardo pomeriggio in questa ridente cittadina sull'oceano, troviamo sistemazione in prima serata visto che quasi tutti i motel e gli alberghi erano completi per via di un festival musicale che si teneva proprio in quei giorni.
La ricca cittadina si sviluppa principalmente sulla State St che porta fino alla fontana con i delfini, sul lungomare. Tutto intorno colline, anzi montagne di non eccessiva stazza. Località di villeggiatura sia per giovani che per non più giovani è anche sede della University of California e conta poco meno di 90000 abitanti, nonostante la superficie superiore a quella di Torino (202 km quadrati contro i nostri 130).
Il clima è buono, sia quello atmosferico che quello riferito alla vita locale, se di giorno infatti si possono apprezzare i numerosi negozi di State St la sera si apprezzano i numerosi locali di vario genere, sempre sulla medesima street.
Unica delusione di questo posticciolo felice viene proprio dall'oceano davanti alla spiaggia (quella al termine di State St) che non offre possibilità di onde surfabili, per lo meno non quando ci siamo stati noi, credo dipenda dalla posizione.
Trascorriamo qui un paio di giorni tra negozi e bar visto che l'ingresso al Festival era un po' troppo caro in relazione al fatto che conoscessimo solo un paio degli artisti in locandina, per il resto è tutto a portata di "tasche medie", fatta eccezione per gli affetti e i prezzi delle abitazioni (come ci confessa un tassista).
Las Vegas
Lasciata Santa Barbara verso metà mattinata, c'addentriamo verso l'interno della California, dirigendoci per circa 355 miglia verso est, direzione Nevada.
Dopo circa 150 miglia il paesaggio rilassato e mediterraneo di Santa Barbara viene sostituito da distese di terra arsa dal sole sulla quale resistono arbusti e alberi. La strada è per lo più sempre dritta, soprattutto superata Barstow, e le stazioni di rifornimento sono poco frequenti; oltre ad altri mezzi, poco distante, ci fa compagnia un lunghissimo treno composto di circa 90 vagoni.
Giungiamo nella città del Vizio a metà pomeriggio e giriamo qualche lussuoso albergo prima di trovare la nostra sistemazione al MGM GRAND, uno dei più grandi alberghi al mondo, una piccola città insomma, con al suo interno diversi ristoranti, sale da gioco e molto altro. E qui abbiamo la conferma che quanto dice la fedele Lonely Planet è veritiero: "i poveri si sentono ricchi...", infatti il prezzo della nostra Suite da 1550 square feet (circa 145 metri quadrati) è tutt'altro che alto, così come (sopriremo più tardi) la cena al ristorante del Bellagio con vista sul gioco di fontane che tutti, dall'esterno, fotografano.
La Strip è senza dubbio il centro della vita di questa città in pieno deserto. Qui c'è di tutto, o per lo meno ci sono mega alberghi, casinò e locali ma di forme diverse: talvolta ispirate alla Tour Eiffel, alla piramide di Giza, talvolta a Manhattan, con tanto di Lady Liberty e persino una riproduzione di Venezia con il Canal Grande e piazza San Marco. Poco lontano dalla Strip c'è il complesso del Palms dove apprezziamo il Ghost Bar e la sua terrazza all'aperto, al 55* piano, dalla quale si ha un'ottima vista su tutta la città. Anche qui tra ingresso e prezzo dei cocktails è tutto "alla portata". Sempre all'interno del complesso si accede poi, con lo stesso visto d'ingresso, al Playboy Night Club, la discoteca situata al 52* piano della Fantasy Tower.
Lasciando Las Vegas
La tappa successiva doveva essere il Gran Canyon, ma vista la nottata, non eravamo nella forma giusta per fare le altre 280 miglia verso l'interno, quindi abbiam ritirato il MiniVan dai garagisti del MGM ed abbiamo ripreso la 15 per tornare verso la costa, Santa Monica per la precisione. Stesso percorso dell'andata sulla striscia d'asfalto a due corsie per senso di marcia circondate dalle stesse distese di terra arsa dal sole, a bordo delle rockstar reduci da una tappa di tour.
Pausa verso il tramonto in un centro che comprendeva una libreria, uno Starbucks e altri negozi, poi dopo varie peripezie tra Pasadena e Los Angeles, arriviamo a Santa Monica, un'oretta di tentativi per trovare una camera libera e decente e finalmente la giornata è conclusa.
Santa Monica - Venice
Il risveglio nella piccola cittadina a due passi da Los Angeles (più un suo quartiere che una vera e proprio città) è stato duro viste le condizioni in cui eravamo.. dopo un giretto e vari disorientamenti finiamo a Venice e ci dirigiamo nella spiaggia attigua al molo. Proprio quel famoso molo, o almeno la ricostruzione dopo l'incendio, degli Z-Boys e di DogTown. Onde non molto alte e potenti, fondale sabbioso, dopo un po' si decide di noleggiare tre tavoloni ed entrare in acqua. Finalemente ritrovo il contatto con l'oceano, dopo circa un anno, ed è subito festa! Certo le onde non erano impegnative e la tavolona era facile, però è stata un'emozione fortissima quel take off alla prima onda remata. A testimoniare il nostro poco o quasi nullo allenamento usciamo però dall'acqua dopo neppure mezz'ora. Il resto della giornata lo trascorriamo in giro per le due cittadine, non capendo quasi mai quando si era nell'una piuttosto che nell'altra. Il tramonto è una splendida visione dal ballatoio del Travelodge tanto che decido, in solitaria, di attraversare la strada per andare a goderne la visione dal lungo mare e ne approfitto per fare qualche foto. Il lungo mare in questo momento della giornata è ancora più ricco di gente che corre o pattina o va in bici. E' davvero una bella cittadina, anche se troviamo qualche difficoltà ad orientarci nonostante, in teoria, abbia due sole vie principali e parallele. Qui termina anche la famosa Route 66.
La sera il molo è un ritrovo di pescatori, in maggior parte latinos, che cercano di tirar su qualcosa nell'oscurità; c'è tranquillità e non tantissima gente in giro, ben distanti dalla realtà di Santa Barbara diciamo.
Beverly Hills - Hollywood
Lasciata la tranquillità della costa, spingendoci verso il downton di Los Angeles, ci imbattiamo nella famosissima Beverly Hills con le sue strade piene di negozi lussuosi, Bentley parcheggiate e Vip vari. Un cambiamento radicale di paesaggio, individui e abitudini. Fatta una visita e Via Rodeo e Rodeo Drive, troviamo sistemazione in downtown e ci dirigiamo a Hollywood e per la precisione, sulla famosa Walk Of Fame, per farla breve la strada con i marciapiedi con le stelle dei vari attori, registi, musicisti, etc. A partire da questa fino a concludere con Madame Tussaud, posso benissimo dire che è stata una delusione! Se Beverly Hills è proprio come la si immagina, questa via di Hollywood invece non è altro che un'accozzaglia di negozi di souvenir poco originali e gente che si guadagna da vivere in costume chiedendo mance per le foto.
Los Angeles
La città più grande della California e la seconda di tutti gli Stati Uniti d'America è, in realtà, l'unione di piccole città che espandendosi sono arrivate al 'contatto'. Gli abitanti sono delle etnie più diversificate: ispanici, filippini, asiatici, afroamericani solo per citarne alcuni.
Le giornate le passiamo visitando un po' di tutto, nel downtown il MOCA, il Walt Disney Concert Hall e lo Staples Center.
Recandoci a cena all'osteria gestita da Gino Angelini abbiamo modo di vedere anche strade come la RossMore che, nel buio e nella vegetazione, nascondono ville che sembrano veri e propri castelli, case 'da film' insomma. Dopo cena tra i locali della Sunset Blvd, frequentati per lo più dai giovani 'bene'; un paio di birre in un locale vicino allo Stillwell (dove dormivamo, in downtown) ci fanno invece vedere la classe media dei giovani comuni mortali.
Una salita sotto il sole al Runyon Canyon Park, il giorno dopo, ci permette di avere una visione un po' dall'alto dell'enorme agglomerato e di avvistare la celebre scritta HOLLYWOOD sulla collina, dove sbucano qui e li enormi e lussuose ville, come quelle che poco dopo vedremo a Bel Air.
Una metropoli fatta di più realtà, a parer mio non troppo vicina ai miei gusti, ma talmente enorme che per conoscerla e farsene un'idea più veritiera bisognerebbe dedicarci molto tempo, che noi non abbiamo; quindi rotta verso sud.
Newport Beach
Seguendo la costa verso San Diego non possiamo non fermarci nella location del telefilm OC, nell'appunto Orange County. Una sosta sulla spiaggia per rilassarci un po' e godere del sole. Spiaggia molto vasta e poco popolata, che si estende dall'oceano fino ad una serie di casette bipiano in legno, alcune di proprietà dei residenti , altre in affitto per vacanze. Molto diverse dal clima surf dei camper e furgoni adibiti ad abitazioni visti poco prima ad Hungtinton Beach. Dietro le casette passa la Pacific Coast Hwy e dall'altra parte inizia la zona residenziale, c'è molto verde. L'unica nota stonata in questo bell'ambiente è la vista in lontananza di quelli che sembrano bracci per estrazione.
Si mangia qualcosa da Ruby's, un Mel's in tema bianco e rosso, e si prosegue verso Laguna beach e Dana point, dove le distese di sabbia vengono sostituite da scogliere a strapiombo sull'oceano, molto tranquillo.
In serata arriviamo a Pacific Beach, dove ci stabiliamo vista la mancanza di sistemazioni a Ocean Beach, che era in teoria la nostra meta prima di San Diego.
Pacific Beach
Cena in prossimità della spiaggia, solo il mattino dopo però ci rendiamo conto di dove siamo. Cinquanta metri scarsi ci separano dalla spiaggia, preceduta da una stretta linea di cemento dove si alternano ciclisti a runner e skater; poi una distesa di sabbia di un'altra cinquantina di metri lascia spazio all'oceano e alle sue onde (più tranquille di quelle intraviste la sera prima passando da Ocean beach). Piccoli stormi di gabbiani e albatros si procurano il cibo tuffandosi in picchiata. La popolazione era per lo più costituita da giovani, surfisti e studenti di college anche se ora si sta sempre più ingrandendo con l'afflusso di persone più grandi e abbienti, ne consegue l'aumento degli affitti. E' tra le 'zone' di San Diego più ricche di vita notturna con decine di bar e ristoranti sulla Garnet Ave, anche se di giorno ha invece un'atmosfera poco congestionata e molto gradevole. Anche qui, come a Newport, ci sono varie casette bipiano sul confine della spiaggia, ma sono molto meno curate e pretenziose.
La Mission Blvd, che la collega a nord con La Jolla e a sud con Ocean Beach, è l'altra arteria principale; è qui che sorgono le varie attività commerciali come taquerie, surf shop, lavanderie a gettoni ecc ecc.
Prima di dirigerci verso San Diego, assistiamo ad un magico tramonto con alle spalle l'arcobaleno.
San Diego
Venti minuti più a sud si trova l'ultima tappa del nostro itinerario, dove ci stabiliamo per le ultime tre giornate.
Seconda città più popolata della California (circa 1300000 abitanti) dopo Los Angeles, è situata poche miglia a nord del confine con il Messico, questo fa si che abbia un clima mite anche d'inverno. E' sede di varie basi dei marines e la sua economia oltre che sul turismo è basata infatti sull'industria militare, sui cantieri navali, sul commercio marittimo e sull'informatica. Ma San Diego non è solo questo! il downtown è più compatto, e quindi comodo da girare, di quanto si pensasse. L'ex quartiere a luci rosse Gaslamp è ora il centro della vita, con una variegata concentrazione di locali sulla 5th e dintorni. Quelli che una volta erano bordelli ora sono bar con musica dal vivo, ristoranti dove puoi grigliarti la carne da te, club alla moda. La cosa che ci lascia subito stupiti sono gli orari, la nightlife si svolge molto più presto che da noi ed è facile già alle 22:00 imbattersi in comitive che bevono e ballano nei cllub e anche di poveri ubriachelli che vengono fermati e ammanettati dai poliziotti in bici.
A nord del Gaslamp Quarter c'è Little Italy che è in tutto e per tutto identica alla visione ideale che chiunque può farsi di un quartiere di vecchi immigrati italiani. Il nostro motel è subito a ovest di Little Italy, sulla Pacigic Hwy che ci separa dalla San Diego Bay. Dall'altra parte della baia s'intravede la Coronado Island, un mondo a se.. rilassato, con l'enorme e pittoresco Coronado Hotel, sembra un'altra città; da qui si riesce ad avere una bella visione d'insieme su San Diego.
A nord di San Diego i quartieri Hillcrest e Uptown non offrono nulla che richiami particolarmente la nostra attenzione, dedichiamo un giretto con il fedele MiniVan e niente di più.
L'ultimo giorno facciamo una breve escursione a La Jolla, 16 miglia più a nord, subito dopo la mia cara Pacific Beach. Paesino carino che ricorda un po' Biarritz per ricchezza e conformazione. Ci sono varie gallerie d'arte e cafè carini e un'insolita piccola colonia di leoni marini sulla scogliera, peccato per il tempo un po' grigio perché la collina sul quale sorge è molto carina ed ha una bella vista sull'oceano.
Nel pomeriggio si torna alla base per riconsegnare il MiniVan e poi si va sulla 5th per cenare e bere l'ultima birra per la quale viene richiesto di esibire un documento.
Il Ritorno
Sveglia prestissimo, in aeroporto con un SUV enorme ma vecchiotto, si parte puntuali per NewYork; che così come per l'andata, anche per il ritorno ci riserva una sorpresa! Il Diluvio che si abbatte sulla metropoli fa ritardare di due ore la nostra partenza, due ore che passiamo a bordo dello scomodo aeromobile AA. Poi si decolla, poco meno di 9 ore e siamo a Milano Malpensa.
Epilogo
E' passato poco più di un mese dal ritorno dalla California ed i suoi luogi sono ancora nella mia mente e nei soliti numerosi film e telefilm delle reti mediaset. Mi accorgo sempre più che le tre settimane, che ogni anno mi spettano come ferie, che dedico a girovagare sono poche, anzi pochissime. In California abbiamo girato un bel po' di posti e una lieve idea della vita locale me la sono fatta, però è veramente una goccia se paragonata all'oceano di altre mete disponibili nel Golden State. Nelle tre settimane il felede compagno di viaggio è stato un MiniVan Chrisler Town & Country 3,3 v6 a benzina (l'equivalente di un Voyager, solo che negli US parte da 16000 dollari, in Italia parte da 30000 euro) visto che per la conformazione del territorio e l'organizzazione di autobus e treni era il più adeguato; l'aereo era eccessivo viste le distanze da coprire. Dai finestrini spaziosi abbiamo osservato vie trafficate, scogliere sull'oceano, verdi colline e terre desertiche disseminate di arbusti; solo alcuni dei paesaggi che può offrire questo stato. Muoversi in auto, oltre che comodo, è estremamente facile perché le strade sono in buone condizioni e ricche di indicazioni, inoltre la benzina costa relativamente poco rispetto ai prezzi cui siamo abituati in Italia.
La California non è solo grandi strade che attraversano fantastici paesaggi, da quel poco che ho avuto la possibilità di vedere si notano tanto le "stravaganze" del Sistema americano quanto la cordialità dei suoi abitanti; certo le reazioni ed il trattamento sono differenti se ci si trova davanti ad un modaiolo di San Francisco piuttosto che ad un local di Venice o un messicano di Los Angeles, però non ho mai notato atteggiamenti negativi, in nessuna situazione.
E' un posto in cui sicuramente ritornerò! Mi piacerebbe passarci un po' di tempo ma purtroppo la situazione riguardante visti lavorativi ed immigrazione non è molto favorevole.
Per ora, posso solo dire che questo primo assaggio ha lasciato in me un giudizio assolutamente positivo sul quadro generale di questa famosissima e sognatissima terra affacciata sul Pacifico.
15/11/2009 Giannino